Equilibrismi sindacali

All’interno della tragedia dell’Ilva, in un clima di tensione e incertezza che investe tutte le rappresentanze e tutte le responsabilità, si avverte una tragedia specifica che investe i sindacati. Accusati da alcuni di eccessivo collaborazionismo con l’azienda, da altri di incapacità di porre il lavoro al centro del confronto, i sindacati si sono divisi al vertice, come la Fiom-Cgil che si è in sostanza accodata alla prospettiva apocalittica del “chiudere tutto subito” mentre la Cisl e la Uil tentano di mantenere il loro carattere vertenziale. Leggi Ministri, sindacati, ultras Attorno all’Ilva ecco la città divisa e immobile di Luigi De Biase
24 AGO 20
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All’interno della tragedia dell’Ilva, in un clima di tensione e incertezza che investe tutte le rappresentanze e tutte le responsabilità, si avverte una tragedia specifica che investe i sindacati. Accusati da alcuni di eccessivo collaborazionismo con l’azienda, da altri di incapacità di porre il lavoro al centro del confronto, i sindacati si sono divisi al vertice, come la Fiom-Cgil che si è in sostanza accodata alla prospettiva apocalittica del “chiudere tutto subito” propugnata dal radicalismo ecologico e giustizialista, mentre la Cisl e la Uil tentano di mantenere il carattere vertenziale, proclamando scioperi con obiettivi che tutti sanno possono essere perseguiti solo all’interno di un intervento complesso guidato dal governo, che a sua volta sembra navigare a vista.
D’altra parte bisogna riconoscere la difficoltà oggettiva per una rappresentanza sindacale di contribuire alla ricerca di soluzioni complesse, equilibrate e quindi di compromesso, in una situazione in cui il campo è tenuto da chi punta alla drammatizzazione estrema. Anche in passato i sindacati si sono trovati coinvolti in situazioni d’emergenza ambientale causate da aziende produttive, basti pensare al disastro dell’Icmesa del luglio del 1976. Il caso è del tutto diverso, ma anche allora ci fu chi pretese la deindustrializzazione di vaste aree della Brianza, una delle zone più produttive d’Europa. Il sindacato allora era al culmine della sua forza contrattuale e fu protagonista, con le istituzioni, della costruzione del consenso a una soluzione razionale, seppure in competizione con pulsioni estremistiche assai vigorose.
A Taranto il prestigio del sindacato, che, soprattutto negli anni di gestione pubblica dell’Ilva era diventato un centro di potere, con centinaia di distacchi pagati e una forte burocratizzaione, è crollato, il che lascia spazio a chi, come i dirigenti della Fiom, cerca di rifarsi una verginità aderendo a impostazioni antagonistiche. L’equilibrio che cercano di mantenere Cisl e Uil, la loro volontà di preservare la produzione siderurgica italiana, in una situazione così drammatica, può apparire moderata e insufficiente, ma esprime uno sforzo di realismo in qualche modo ammirevole. C’è sintonia tra questa volontà di mantenimento e risanamento dell’attività produttiva con la mentalità di una classe operaia professionalizzata, orgogliosa del proprio mestiere, che costituisce tuttora il nucleo fondamentale dell’acciaieria. Gli operai degli altiforni sanno per esperienza quotidiana come siano complessi i processi produttivi e leggono con la stessa lungimiranza quelli civili. Lasceranno gridare fino a sfiatarsi chi pensa che la situazione si risolve con qualche slogan distruttivo, ma continueranno a battersi con tenacia per soluzioni realistiche e realizzabili con il tempo necessario.